03 / 17


Intervista a Massimo Iosa Ghini


Massimo Iosa Ghini è uno degli architetti italiani che, per stile e fascino, riscuote i migliori consensi a livello internazionale.
La stazione metropolitana di Kropcke ad Hannover e il centro commerciale di The Collection a Coral Gable, a Miami portano la sua firma. Ma il suo talento riesce a valorizzare il disegno di mobili, collezioni, oggetti e direzioni artistiche per le migliori aziende di design italiane ed estere.
Lo abbiamo incontrato per un’intervista. Con lui abbiamo approfondito tematiche inerenti alla “vision” che guida il suo tratto e le sue idee; ed altri argomenti che, come l’eco-sostenibilità, sembrano consolidarsi come macrotendenze chiamate a rivestire un ruolo determinante per il futuro del design.

Entrare in un negozio è come andare a casa di una persona: è li che si capisce la sua vera personalità, il suo messaggio, cosa ti propone. La credibilità del prodotto credo che passi molto dalla giusta interpretazione dello spazio che lo deve raccontare.

Nel suo percorso di crescita, quali sono le influenze che ritiene abbiano maggiormente contribuito alla definizione del suo stile?

«La mia è una visione estetica che parte dall’avanguardia, e l’atteggiamento culturale è quello di non accettare l’esistente come fatto assodato ma di migliorarlo proponendo la migliore soluzione possibile. Questo, naturalmente, dispone ad un’opinione e come tale è discutibile, ma io ritengo che sia una metodologia direi evoluzionista. Il progetto non è altro che il dispositivo con cui migliorare il contesto, in qualsiasi campo lo andiamo ad applicare.»

La mia è una visione estetica che parte dall’avanguardia…… Il progetto non è altro che il dispositivo con cui migliorare il contesto, in qualsiasi campo lo andiamo ad applicare.

Quali sono quelle componenti, quegli aspetti, che Lei stesso avverte e ritiene come caratterizzanti il suo project design?

«Il mio progetto si propone come obbiettivo un avanzamento, anche piccolo, e non accetto, quindi, il prevalere dell’esperienza sulla creatività e sull’innovazione. Voglio dire, però, che questo non significa rigettare l’esperienza. Più si matura e più questa prevale, diventa la base di ogni proposta, e per mantenere una quota di innovazione, l’esperienza va tenuta a bada perché se diventa conformismo il valore del progetto si riduce ad applicazione e diventa un mero fatto tecnico. La sapienza del dosaggio degli elementi rende il progetto qualitativo, non gli elementi stessi.»

...l’esperienza va tenuta a bada perché se diventa conformismo il valore del progetto si riduce ad applicazione e diventa un mero fatto tecnico...

Nel suo personale tratto, come e perché nasce la fluidità che si percepisce in molti concept che ha realizzato?

«La rappresentazione del movimento è la rappresentazione dell’esistenza. Ci muoviamo quotidianamente attraverso contrazioni fisiche e mentali. La fluidità rappresenta l’armonizzazione di movimenti che possono essere anche convulsi, mentre io penso a un moto armonico che è ben rappresentato dalla fluidità e dalla liquidità Baumanniana. Nelle immagini della fluidità c’è anche la quota naturale: tutto in natura si muove e si morfologizza attraverso forme organiche. Una motivazione di fondo così alta si è poi trasformata nella capacità di rappresentare contenuti naturali, sia nella mia proposta di designer e sia quando presto il mio segno ad aziende che propongono questa visione anti-artificiale.»

La macrotendenza è la sostenibilità... La sostenibilità del nuovo millennio ha una parola unica: l’autenticità… e cioè, fare un prodotto eccezionale partendo da un’oggettiva scarsità di risorse

Le tendenze dell’interno casa spesso influenzano quelle dello shop design. E il fashion design influenza l’ interior design? Se sì, in quali aspetti?

«Il retail design tenta di rappresentare la filosofia che muove il prodotto proposto nei negozi. Io credo che molti spazi commerciali diano un senso di funzionalità e piacere nello starci, nel viverci, e le atmosfere che se ne ricavano siano in grado di influenzare anche la proposta avanzata dell’home furnishing. Il fashion design condiziona la proposta del design di prodotto attraverso gli architetti che lavorano sia nell’uno che nell’altro campo.»

...è importante creare ambienti che siano in grado di sorprendere, di meravigliare e di creare affinità ed empatia con chi li frequenta

Attualmente, ci sono delle tendenze, o delle avanguardie, che Lei ritiene possano tradursi in nuove strade per innovazioni destinate a rimanere nel tempo nello shop design? E relativamente a settori specifici (materiali, illuminazione…)?

«La macrotendenza è la sostenibilità. Certo, ci si pone il dubbio di quanto all’interno di certi settori sia una tendenza profonda e circostanziata e quanto, invece, una bolla effimera se pur giusta tematicamente. Siamo entrati in un’era in cui la riduzione non deve essere una variabile stilistica, come è avvenuto nel minimalismo degli anni 90 in cui si piegava, contro natura, uno stile essenziale ad una proposta lussuosa. La sostenibilità del nuovo millennio ha una parola unica: l’autenticità, e, quindi, lo stile deve nascere da una verità di fondo con l’abbandono delle mistificazioni e delle sovrastrutture. A mio parere, questo non significa affatto proporre un design piatto e frugale, una re-edition del design finlandese nel 2000, ma, banalmente, fare come hanno fatto i nostri avi (e in fondo tornare alle basi del fondamento del design italiano) e, cioè, fare un prodotto eccezionale partendo da un’oggettiva scarsità di risorse. Nello shop design la tendenza in atto è legata ai consumi energetici, che devono essere sempre più bassi. Si lavora, quindi, sul cambio delle fonti luminose, che debbono consumare meno e al tempo stesso rendere più appealing il prodotto; si lavora sugli impianti di climatizzazione, che devono consumare meno e avere un’impostazione più naturale cercando di introdurre il concetto di edificio passivo anche all’interno dello spazio vendita. Si lavora sui materiali, facendo progettazioni con materiali eco compatibili e mettendone meno. Questo vuol dire semplicemente mettere più progetto, più pensiero e meno materia, e quella che si mette la si mette ben pensata e ben disegnata, stando molto attenti a non cadere nel tranello del disegnare cose banali pensando che siano semplici. Perché è importante creare ambienti che siano in grado di sorprendere, di meravigliare e di creare affinità ed empatia con chi li frequenta.»

È importante riuscire a comunicare ciò che il prodotto da solo non riesce ad esprimere, amplificando il suo messaggio attraverso lo spazio

A prescindere dai caratteri specifici di un brand e della sua identità, cos’è che l’Architetto Iosa Ghini vuole trasmettere, attraverso il suo design, al futuro visitatore di uno spazio espositivo (store, centro commerciale ecc.)? Ci sono degli aspetti, relativi all’oggetto esposto, quale che esso sia, che dovrebbero sempre emergere attraverso il design del relativo store?

«L’acquisto è una adesione ad un concetto, un’attestazione di coinvolgimento oltreché il soddisfacimento di una necessità. È importante riuscire a comunicare ciò che il prodotto da solo non riesce ad esprimere, amplificando il suo messaggio attraverso lo spazio. Lo spazio di retail è il luogo fisico e metaforico in cui la marca esprime tutta se stessa. Entrare in un negozio è come andare a casa di una persona: è li che si capisce la sua vera personalità, il suo messaggio, cosa ti propone. La credibilità del prodotto credo che passi molto dalla giusta interpretazione dello spazio che lo deve raccontare.»

Condividi questo progetto

Potrebbe interessarti


03 / 17

Nuove idee di interior design


Nella sua nuova abitazione, ricavata dal recupero di una porzione di fabbrica dismessa nell’ex complesso industriale della Fila Sport, l’architetto Davide Volpe si è abbandonato al piacere della progettazione ricavandone spazi privati ad alto contenuto di design, creatività ed eleganza.
CONTINUA A LEGGERE...
03 / 17

Il ‘Centro’ – Arese, Milano


Apre il Mall più Grande d’Italia, “IL CENTRO”
CONTINUA A LEGGERE...
03 / 17

Effebi @Poliarte Design School Ancona


Effebi incontra gli allievi del Poliarte Design School di Ancona.
CONTINUA A LEGGERE...
© effebi s.p.a. copyright 2017 | informativa estesa su privacy & cookie
P.IVA IT02084520416 | cap. sociale 420.000 EUR